Trovare un medico di base in Italia sta diventando sempre più difficile. In alcune regioni, gli ambulatori chiudono per mancanza di personale e i pazienti restano senza il primo punto di contatto con il Servizio Sanitario Nazionale. Ma dietro la crisi dei medici di famiglia ci sono numeri precisi, disparità retributive che pesano sull’attrattività della professione, e una riforma che divide la categoria.

Medici titolari di guardia medica: 10.671 (2022) ·
Punti di guardia medica: 2.831 (2022) ·
Medici ogni 100.000 abitanti: 18 ·
Carenza stimata: oltre 5.700 ·
Medici di medicina generale: definiti anche MAP o medici di famiglia

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
  • Impatto effettivo delle riforme future sulla copertura territoriale
  • Stipendio medio esatto 2026 dopo l’ultimo rinnovo contrattuale
  • Tempistica concreta dell’attuazione del decreto Schillaci
3Segnale temporale
  • 2022: 10.671 medici titolari rilevati dal Ministero della Salute
  • 2024: allarme Gimbe — mancano 5.700 MMG
  • 25/04/2026: decreto Schillaci apre alla riforma
4Cosa viene dopo
  • Entro il 2028 il gap si aggraverà per pensionamenti e calo di attrattività
  • Le case di comunità potrebbero redistribuire il carico assistenziale
  • Nuovi bandi per borse di studio con incentivi regionali

I dati ministeriali e le analisi della Fondazione Gimbe tracciano un quadro strutturale: la carenza di medici di medicina generale non è un’emergenza temporanea ma un trend consolidato su scala nazionale.

Indicatore Valore Fonte
Nome ufficiale Medico di medicina generale (MMG) Ministero della Salute
Alternativa Medico di assistenza primaria (MAP) Normativa SSN
Carenza 2024 Oltre 5.716 (Gimbe) Fondazione Gimbe
Guardia medica 2022 10.671 titolari Ministero della Salute
MMG attivi 2024 37.260 True Numbers
Calo 2016-2024 -7.176 unità (-16,15%) True Numbers
Regioni con carenza 18 su 20 Fondazione Gimbe
Sovraccarico assistiti 51,7% dei MMG Sky TG24 / Gimbe
Borse non assegnate 2024 15% (oltre 40% in 6 regioni) Sky TG24 / Gimbe

Il pattern è chiaro: tra il 2016 e il 2024 il sistema ha perso 7.176 medici di famiglia, con punte di crisi nelle regioni meridionali.

Quanti sono in Italia i medici di base?

La conta dei medici di medicina generale in Italia restituisce un quadro preoccupante. Al 1° gennaio 2024 risultano attivi 37.260 MMG, ma il trend degli ultimi anni è in netta controtendenza: tra il 2016 e il 2024 il calo è stato di 7.176 unità, pari a un crollo del 16,15% (True Numbers). La Fondazione Gimbe, sulla base dei dati SISAC aggiornati al 1° gennaio 2025, stima una carenza complessiva di 5.716 medici distribuiti in 18 Regioni e Province autonome (Quotidiano Sanità / Fondazione Gimbe).

“Ne mancano oltre 5.700 in tutta Italia. Questo non è un problema di oggi: è una crisi strutturale che si accumula da anni senza interventi risolutivi.”

— Fondazione Gimbe, analisi SISAC gennaio 2025

Dati ufficiali 2022

Il Ministero della Salute rileva al 2022 un totale di 10.671 medici titolari di guardia medica operanti in 2.831 punti di guardia medica distribuiti sul territorio nazionale. Si tratta di un rapporto di 18 medici ogni 100.000 abitanti, una densità che colloca l’Italia sotto la soglia considerata ottimale dalla stessa Fondazione Gimbe, che indica il rapporto di 1 medico ogni 1.200 assistiti come parametro ideale per garantire un’assistenza capillare e omogenea (Sky TG24 / Fondazione Gimbe).

Distribuzione territoriale

Le disparità regionali sono marcate. La Lombardia presenta la carenza più critica con 1.540 medici mancanti, seguita dal Veneto con 747, dalla Campania con 643, dall’Emilia-Romagna con 502 e dal Piemonte con 463 (Quotidiano Sanità / Fondazione Gimbe). La Sardegna registra il calo più drammatico: un meno 39% di medici di base tra il 2019 e il 2023, seguita dalla Puglia con un meno 25,8%, dalla Calabria con meno 20,9% e dall’Abruzzo con meno 16,7% (Sky TG24 / Fondazione Gimbe). L’unica eccezione positiva è la Provincia Autonoma di Bolzano, che fa registrare un aumento contenuto ma significativo dell’1% nello stesso periodo.

In sintesi: I numeri ufficiali raccontano un servizio che si sta contraendo regione per regione. Per i pazienti delle aree del Sud e delle Isole, trovare un medico di famiglia diventa una corsa contro il tempo — e contro le statistiche. Le regioni meridionali pagano il prezzo più alto di un sistema che non riesce a trattenere i professionisti sul territorio.

Qual è lo stipendio di un medico di base in Italia?

La retribuzione dei medici di medicina generale in Italia presenta un range ampio, influenzato dall’anzianità, dal numero di assistiti e dalla regione di appartenenza. Gli stipendi dei medici di base nel 2024 vanno da 3.500 euro a 6.000 euro al mese lordi, con un compenso orario medio di circa 65 euro (QdS / Report OCSE). Un medico di base con meno di 3 anni di esperienza guadagna intorno ai 71.500 euro lordi l’anno, mentre chi ha oltre 10 anni di carriera può raggiungere i 150.000 euro lordi annui (RC Medici).

“L’aumento contrattuale di 200-300 euro lordi è irrisorio rispetto al costo della vita e alle responsabilità che gravano su un medico di famiglia.”

— Rappresentanti della categoria medica, commento al rinnovo 2024

Retribuzione base

Lo stipendio medio dei medici italiani si attesta a 89.678 euro lordi annui, ma con scarti rilevanti tra le regioni (Doctor33 / Centro di ricerca Rep-Fondazione Etica). Le aziende sanitarie di Bolzano e Trento guidano la graduatoria nazionale con stipendi medi rispettivamente di 149.279 e 115.579 euro annui, mentre la Sardegna presenta il valore più basso, fermandosi tra 76.500 e 81.400 euro nelle sue otto aziende sanitarie (TuttoSanità / Centro di Ricerca sugli Enti Pubblici). Nel Nord Italia gli stipendi medi superano i 90.000 euro, al Centro si attestano intorno agli 83.000 euro, mentre al Sud e nelle Isole arrivano a 86.600 euro (TuttoSanità).

Guadagno con 1.500 pazienti

Un medico di base massimalista — ovvero chi ha raggiunto il tetto massimo di 1.500 assistiti — può arrivare a incassare tra 105.000 e 130.000 euro lordi annui, a seconda della convenzione regionale e degli incentivi previsti (RC Medici). L’ultimo rinnovo di contratto ha apportato un aumento complessivo tra i 200 e i 300 euro lordi in busta paga, una cifra che la categoria ha criticato come insufficiente rispetto al costo della vita e alle responsabilità della professione (QdS / Report OCSE). Il confronto internazionale premia altri paesi: in Germania lo stipendio medio dei medici è di 187.000 dollari, circa 175.000 euro, il 70% in più rispetto all’Italia (QdS / Report OCSE).

Il paradosso

Un medico di base con 1.500 pazienti e oltre 10 anni di esperienza guadagna fino a 150.000 euro lordi annui in Trentino, ma lo stesso professionista in Sardegna con un carico simile non supera i 76.500 euro. La disparità regionale trasforma lo stesso titolo in due mestieri diversi. Questo spiega in parte la fuga di professionisti dal Meridione verso le regioni settentrionali.

In sintesi: Gli stipendi dei medici di base in Italia vanno da 3.500 a 6.000 euro mensili lordi, con punte di 150.000 euro annui per i massimalisti con anzianità. Ma le differenze regionali — fino a 100.000 euro di scarto tra Bolzano e la Sardegna — raccontano un sistema sanitario diseguale che premia chi lavora al Nord. La conseguenza immediata è che i giovani medici preferiscono stabilirsi dove la retribuzione è più alta, aggravando la desertificazione assistenziale al Sud.

Perché non ci sono più medici di base?

La carenza di medici di medicina generale in Italia è il risultato di una concatenazione di fattori strutturali: pensionamenti non sostituiti, borse di studio deserte, attrattività in calo e retribuzioni percepite come inadeguate rispetto al carico di lavoro. La Fondazione Gimbe ha documentato che nel 2024 il 15% delle borse di specializzazione in medicina generale non è stato assegnato, con punte che superano il 40% in sei regioni (Sky TG24 / Fondazione Gimbe). Il 51,7% dei medici attivi risulta sovraccarico di assistiti, lavorando oltre il tetto di 1.500 pazientiConsiderato ottimale (Sky TG24 / Fondazione Gimbe). Le proiezioni indicano che entro il 2028 il gap si aggraverà ulteriormente per effetto dei pensionamenti previsti e del calo di attrattività della professione (Quotidiano Sanità / Fondazione Gimbe).

Il nodo pensionamenti

L’onda dei baby boomer del Servizio Sanitario Nazionale sta raggiungendo l’età pensionabile. Molti medici di famiglia entrati nel sistema negli anni ’80 e ’90 stanno uscendo in massa, e il ricambio generazionale non tiene il passo. Le case di comunità potrebbero redistribuire parte del carico assistenziale, ma l’attuazione è ancora frammentaria.

In sintesi: I pensionamenti massicci, le borse di studio deserte e gli stipendi non competitivi creano un circolo vizioso. Senza interventi strutturali sul rinnovo contrattuale e sugli incentivi regionali, la carenza di 5.716 medici è destinata a crescere. Le case di comunità rappresentano una risposta parziale, ma la loro implementazione procede a ritmo insufficiente.

Come si chiamano oggi i medici di base?

Il termine “medico di base” è oggi ufficialmente superato dalla normativa italiana. La dizione corretta è Medico di Medicina Generale (MMG), o in alternativa Medico di Assistenza Primaria (MAP). Questi professionisti operano in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, non come dipendenti diretti: non sono quindi assimilabili agli ospedalieri e lavorano in ambulatorio con un rapporto libero-professionale regolato da accordi collettivi nazionali (Accordo Collettivo Nazionale). La Fondazione Gimbe utilizza il rapporto di 1 medico ogni 1.200 assistiti come parametro per calcolare la carenza territoriale (Sky TG24), e il Ministero della Salute distingue i 10.671 titolari di guardia medica dai 37.260 MMG complessivamente attivi nel 2022-2024.

In sintesi: Oggi si chiamano Medici di Medicina Generale (MMG) o Medici di Assistenza Primaria (MAP). Sono convenzionati con l’SSN, non dipendenti, e rappresentano il primo punto di contatto per oltre 50 milioni di italiani. Il loro ruolo è definito per legge ma in pratica sta cambiando con le riforme in corso, a partire dal decreto Schillaci.

Può un medico di base lavorare in ospedale?

Un medico di medicina generale non può lavorare come medico ospedaliero perché il suo rapporto con il SSN è di convenzione, non di dipendenza. Tuttavia, esistono margini per attività complementari: può svolgere libera professione intramoenia presso strutture sanitarie pubbliche, partecipare a progetti di continuità assistenziale con gli ospedali, o collaborare con le case di comunità nelle zone disagiate. L’Ordine dei Medici può autorizzare attività outside-SSN, ma il rapporto convenzionale primario limita l’operatività ospedaliera diretta.

Distinzione chiave

Il medico di famiglia è un libero professionista convenzionato: non ha orari rigidi da ospedale, ma il suo reddito dipende dal numero di assistiti e dagli accordi regionali. Ogni variazione contrattuale impatta direttamente sulla sua disponibilità economica, differenza cruciale rispetto al medico dipendente ASL.

In sintesi: Il medico di base opera in convenzione, non in dipendenza, quindi non può accedere ai ruoli ospedalieri standard. Può however svolgere attività libero-professionale e progetti di continuità assistenziale. La riforma Schillaci potrebbe ampliare questi margini, ma al momento il confine resta netto.

Letture correlate: Sanità Italia – Guida Completa al Servizio Sanitario Nazionale · Sanità Pubblica in Italia: SSN, Ticket e Esenzioni

La carenza di oltre 5.700 medici di base, con 37.260 attivi nel 2024, emerge chiaramente nel report dettagliato su carenza e stipendireport dettagliato su carenza e stipendi secondo Gimbe.

Domande frequenti sui medici di base in Italia

Quanti sono in Italia i medici di base?

Al 1° gennaio 2024 risultano attivi 37.260 medici di medicina generale (MMG). La Fondazione Gimbe stima una carenza complessiva di 5.716 unità distribuite in 18 regioni. Tra il 2016 e il 2024 il calo è stato di 7.176 unità (-16,15%).

Qual è lo stipendio di un medico di base in Italia?

Gli stipendi lordi vanno da 3.500 a 6.000 euro mensili. Un massimalista con 1.500 assistiti e oltre 10 anni di esperienza può arrivare a 150.000 euro annui in Trentino, ma in Sardegna non supera i 76.500 euro con lo stesso carico. Lo stipendio medio nazionale è di circa 89.678 euro lordi annui.

Perché i medici di base fanno dire “33”?

La pratica di far dire “33” al paziente durante la visita non è una procedura medica standard ma un riferimento colloquiale a determinate manovre diagnostiche. Non esiste una normativa specifica che imponga questa pratica: si tratta piuttosto di un’abitudine empirica legata a specifiche manovre di palpazione.

Quanto guadagna un medico di base con 1.500 pazienti al mese?

Un medico massimalista (1.500 assistiti) incassa tra 105.000 e 130.000 euro lordi annui, a seconda della convenzione regionale e degli incentivi. Con oltre 10 anni di esperienza in regioni come Bolzano o Trento può raggiungere i 150.000 euro, mentre in Sardegna si ferma a circa 76.500 euro con lo stesso numero di pazienti.

Come diventare medico di base in Italia?

Occorre laurearsi in Medicina e Chirurgia, ottenere l’abilitazione, frequentare il corso triennale di formazione specifica in Medicina Generale (ex art. 12 D.Lgs. 368/1999), e superare l’esame finale. Poi si entra nella graduatoria regionale per l’assegnazione dell’incarico convenzionato. Nel 2024 il 15% delle borse non è stato assegnato: il calo di attrattività della professione è un problema strutturale.

Il medico di base può fare libera professione?

Sì, il medico di medicina generale convenzionato può svolgere attività libero-professionale fuori dal rapporto con l’SSN. Non può però cumulare più incarichi convenzionati a tempo pieno. L’intramoenia presso strutture pubbliche è consentita se autorizzata dall’Ordine dei Medici e compatibile con gli obblighi convenzionali.

Cosa prevede il decreto Schillaci sui medici di famiglia?

Il decreto Schillaci del 25 aprile 2026 apre alla riforma della medicina generale, con l’obiettivo di integrare i MMG nelle case di comunità e rafforzare la medicina di iniziativa. La categoria ha contestato la riforma, sostenendo che rischia di snaturare la professione e depotenziare il rapporto diretto medico-paziente.

Fonti principali